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Qual è la differenza tra un mutuo a tasso fisso e uno a tasso variabile?

Categoria: Mutui

La differenza principale tra un mutuo a tasso fisso e un mutuo a tasso variabile riguarda il modo in cui vengono calcolati gli interessi che il cliente deve pagare alla banca nel corso degli anni. Nel mutuo a tasso fisso il tasso di interesse viene stabilito al momento della firma del contratto e rimane invariato fino alla scadenza del finanziamento. Questo significa che l’importo della rata sarà sempre lo stesso, indipendentemente da ciò che accade all’economia o ai mercati finanziari. Chi sceglie questa soluzione sa fin dall’inizio quanto pagherà ogni mese e può organizzare il proprio bilancio familiare con maggiore tranquillità, senza il timore di aumenti improvvisi delle rate. Al contrario, nel mutuo a tasso variabile il tasso di interesse cambia nel tempo in base all’andamento di un indice di riferimento, generalmente l’Euribor, al quale viene aggiunto uno spread stabilito dalla banca. Di conseguenza, la rata può diminuire oppure aumentare nel corso degli anni, a seconda dell’andamento dei tassi di mercato. Se i tassi si abbassano, il mutuatario potrà beneficiare di rate meno onerose; se invece salgono, anche la rata aumenterà e il costo complessivo del mutuo potrà diventare più elevato rispetto a quanto previsto inizialmente.

Dal punto di vista giuridico, il mutuo è disciplinato dagli articoli 1813 e seguenti del Codice civile. L’articolo 1813 definisce il mutuo come il contratto con il quale una parte, detta mutuante, consegna all’altra, detta mutuatario, una determinata quantità di denaro o di altre cose fungibili, e quest’ultima si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità. Nel caso dei mutui bancari destinati all’acquisto di un’abitazione, il contratto è normalmente garantito da un’ipoteca sull’immobile, che offre alla banca una tutela nel caso in cui il debitore non riesca a rispettare i propri obblighi di pagamento.

La normativa italiana tutela inoltre il consumatore imponendo alle banche specifici obblighi di trasparenza. Il Decreto Legislativo n. 385 del 1993, conosciuto come Testo Unico Bancario, prevede infatti che gli istituti di credito forniscano al cliente tutte le informazioni necessarie per comprendere le caratteristiche del finanziamento, i costi, i rischi e le modalità di rimborso. Prima della conclusione del contratto, il cliente riceve una documentazione informativa che gli permette di confrontare diverse offerte e di scegliere quella più adatta alle proprie esigenze. Tra gli elementi più importanti da valutare vi sono il TAN, cioè il Tasso Annuo Nominale, che indica il costo degli interessi applicati al capitale, e il TAEG, il Tasso Annuo Effettivo Globale, che comprende anche le altre spese legate al mutuo, come i costi di istruttoria, le commissioni e le eventuali spese obbligatorie.

La scelta tra tasso fisso e tasso variabile dipende quindi dalla situazione economica del richiedente, dalle sue prospettive future e dalla sua propensione al rischio. Una famiglia che desidera avere la certezza di una rata costante e teme possibili aumenti dei tassi preferirà generalmente il mutuo a tasso fisso, anche se all’inizio potrebbe risultare leggermente più costoso. Chi invece dispone di un reddito stabile, è in grado di affrontare eventuali aumenti della rata e ritiene che i tassi di interesse possano diminuire nel tempo potrebbe orientarsi verso il mutuo a tasso variabile, con la possibilità di ottenere un risparmio sul costo complessivo del finanziamento. In ogni caso, è importante valutare attentamente le condizioni contrattuali, leggere con attenzione tutta la documentazione fornita dalla banca e, se necessario, chiedere chiarimenti prima di firmare il contratto, poiché il mutuo rappresenta un impegno economico di lunga durata che può incidere in modo significativo sulla situazione finanziaria del mutuatario per molti anni.