Quando ci si appresta ad acquistare una casa, a ricevere un immobile in donazione, a stipulare un mutuo o a costituire una società, una delle domande che più frequentemente viene posta al notaio riguarda il costo dell’atto. È una preoccupazione del tutto comprensibile, soprattutto perché spesso si tende a pensare che l’importo richiesto corrisponda esclusivamente al compenso del professionista. In realtà, il costo di un atto notarile è composto da diverse voci e solo una parte di esse rappresenta l’onorario del notaio.
Una parte significativa della somma versata dal cliente è infatti costituita dalle imposte e dalle tasse previste dalla legge, che il notaio incassa per conto dello Stato e provvede successivamente a versare all’Erario, a queste si aggiungono le cosiddette spese vive, cioè i costi sostenuti per ottenere visure, certificati, bolli, diritti di segreteria e tutta la documentazione necessaria per predisporre l’atto in modo corretto e sicuro.
Per questo motivo può accadere che due persone paghino importi molto diversi pur rivolgendosi allo stesso notaio, la differenza non dipende necessariamente dal compenso professionale, ma spesso è legata alle imposte applicabili alla specifica operazione. È il caso, ad esempio, dell’acquisto di un’abitazione con le agevolazioni “prima casa” rispetto all’acquisto di una seconda casa: il lavoro del notaio è sostanzialmente lo stesso, mentre cambia in maniera significativa il carico fiscale previsto dalla normativa.
Anche il tipo di atto incide sul costo complessivo: una compravendita immobiliare richiede verifiche differenti rispetto a una donazione, a un testamento pubblico o alla costituzione di una società, ogni pratica presenta caratteristiche proprie e comporta responsabilità specifiche per il notaio, che è tenuto a verificare la regolarità dell’operazione e la conformità alla legge.
Un altro elemento da considerare è il valore economico dell’atto. Nelle compravendite immobiliari, ad esempio, il prezzo dell’immobile o il suo valore catastale influenzano direttamente l’importo di alcune imposte, questo non significa, però, che il compenso del notaio aumenti nella stessa proporzione. Molto spesso ciò che determina un costo complessivo più elevato è proprio l’importo delle imposte dovute allo Stato e non il compenso del professionista.
Incide anche la complessità della pratica: non tutte le compravendite sono uguali, alcune riguardano immobili privi di particolari criticità, altre coinvolgono successioni ereditarie, donazioni, usufrutti, servitù, ipoteche da cancellare o situazioni catastali da regolarizzare. In questi casi il notaio deve svolgere ulteriori verifiche, richiedere documentazione aggiuntiva e dedicare più tempo all’istruttoria della pratica, con inevitabili riflessi sul costo complessivo.
Prima della stipula, infatti, il notaio svolge un’intensa attività che spesso il cliente non vede. Verifica la provenienza dell’immobile, controlla che il venditore sia effettivamente il proprietario, accerta l’assenza di ipoteche o pignoramenti non dichiarati, esamina la documentazione catastale e urbanistica e verifica l’identità delle parti coinvolte. Tutti questi controlli hanno lo scopo di garantire la sicurezza dell’atto e di ridurre al minimo il rischio di future contestazioni.
È naturale che il costo sia uno degli aspetti da valutare nella scelta del professionista, ma non dovrebbe essere l’unico. Il notaio svolge una funzione di garanzia prevista dalla legge: non tutela soltanto una delle parti, ma assicura che l’atto sia valido, conforme alla normativa e idoneo a produrre gli effetti giuridici desiderati. Una consulenza accurata e verifiche approfondite possono evitare problemi che, nel tempo, potrebbero comportare conseguenze economiche ben più rilevanti del risparmio ottenuto scegliendo il preventivo meno costoso.